SALVIAMO IL DIALETTO BRIANZOLO con Mario Filocca, L’architetto scrittore

SALVIAMO IL DIALETTO BRIANZOLO con Mario Filocca, L’architetto scrittore

Abbiamo cercato con tenacia di avere questo incontro con un talentuoso ed eclettico personaggio, che ci ha raccontato in poche righe la sua bella storia, al termine dell’articolo  trovate una poesia dialettale da lui scritta per il gruppo “salviamo il dialetto brianzolo”

Mario Filocca è un conosciuto architetto di Seregno ove è nato settantanove anni fa. Si è laureato al Politecnico di Milano, proponendo con Renato Foni e Renzo Piano

Una tesi sulla visione sociale dell’urbanistica. Attualmente la sua professione è rivolta al settore innovativo della bioarchitettura.

Nel 2017 il suo “Progetto Iris” è stato insignito del prestigioso “Premio Fondazione Cariplo” per l’innovazione nel rispetto dell’ambiente.

Dal giugno 2018 è sulla scena letteraria nazionale come scrittore, affermandosi in numerosi premi letterari nazionali ed internazionali.

  • A cosa si deve questa passione tardiva per la scrittura?
  • Io ho sempre scritto: lo facevo per me e per gli amici che facevo partecipi dei miei testi .

Furono proprio gli amici che mi dicevano spesso: “Perché non proponi i tuoi scritti ad un editore?” Io rispondevo sempre: “Lo farò quando avrò tempo, lo farò quando sarò anziano”. Il fatto è che questa risposta, che io davo sinceramente, negli ultimi anni suscitava le loro risate. E’ così che una sera, complice il Sangiovese che imbottiglio personalmente, ho contattato degli editori. Anna Elia, segretaria della commissione selezionatrice del Gruppo Editoriale Albatros, dopo pochi giorni mi ha comunicato che erano interessati a pubblicare il mio libro. Tutto è iniziato così.

Le tappe del suo percorso come scrittore:

15 Giugno 2018 prima pubblicazione col romanzo ANCHE GLI UOMINI SOGNANO, editore Albatros il Filo.

28 Ottobre 2018 vincitore del “Premio Internazionale Lilly Brogi” sezione “Libri di Letteratura” con ANCHE GLI UOMINI SOGNANO (primo classificato). Premiazione all’auditorium di via Folco Portinari a Firenze.

24 Novembre 2018 vincitore del Premio Milano International”, sezione “Romanzi inediti” con PEPERONI ALLA PIASTRA (primo classificato) Premiazione nella storica sala “Bigazzi” di Via Vivaio n. 7 a Milano.

05 Marzo 2019 pubblicazione del romanzo PEPERONI ALLA PIASTRA da Pegasus Editore, sponsor del “Premio Letterario Milano International”

26 Marzo 2019 Menzione al merito al Premio Cumani Quasimodo nella sezione “Libro edito di narrativa”, con ANCHE GLI UOMINI SOGNANO.

26 Marzo: Menzione speciale sezione Faretra” per la qualità complessiva della proposta letteraria.

10 Aprile 2019: Selezionato con altri quattro autori con un racconto breve per la realizzazione di un CD vocale commemorativo dei sessant’anni dall’assegnazione del Nobel a Salvatore Quasimodo. Lettura di Alessandro Quasimodo attore.

01 Maggio 2019: Menzione d’onore al “Concorso Letterario Argentario 2019 – IV edizione” nella sezione “Narrativa Inedita” con ” “AL CONFINE DELLE TERRE CONOSCIUTE – Confessioni di donne raccolte da un maschilista tenero”

03 Giugno 2019: Menzione d’onore al “Premio Letterario Casentino 2019 – 44° edizione” nella sezione “Narrativa Inedita” con ” “AL CONFINE DELLE TERRE CONOSCIUTE – Confessioni di donne raccolte da un maschilista tenero”

13 Ottobre 2019: vincitore del Premio La Pergola di Firenze. terzo classificato, con “AL CONFINE DELLE TERRE CONOSCIUTE – Confessioni di donne raccolte da un maschilista tenero”

 


UL SCUSAR DE LA NONA

Al ghe serviva per prutegg i vestì, ma el serviva anca per ciapà in man la padèla quant la brüsava..

Serviva per proteggere i vestiti, ma anche per prendere in mano la padella quando scottava.

‘Ndava ben per sügà sü i lacrim di bagaiètt e per netà i so facètt spurc.

Andava bene per asciugare le lacrime ai bambini e per pulire le loro faccette sporche.

Dal pulé la nona cunt el scusar la purtava in cà i Öff, e ‘n quai volta i puresìt.

Dal pollaio la nonna nel grembiule portava in casa le uova e talvolta anche i pulcini.

Ul so scusar al serviva per fa de sufiet…

Il grembiule serviva come soffietto al fuoco quando stava per spegnersi e anche per portare in

casa le patate ed i cavoli dall’orto. Se arrivava un visitatore la nonna era svelta a toglierselo

scuotendone la polvere.

F Öra sul portic l’agitava per ciamà i omen che lavuraven in di camp perchè l’era prunt de mangià.

Fuori, sul portico, l’agitava per chiamare gli uomini che lavoravano nei campi, perché era pronto da mangiare

Sergio aggiunge: “E sùta ul scusàà da la nòna sèmm vegnù grand tùcc”.

“Sotto il grembiule della nonna tutti siamo cresciuti”.

Angelo:” l’é propri inscé”

“E’ proprio così”

E Guido: “Al serviva anca per na’ in de l’urtel a cata’ su la verdura per fa ul minestrun” 

Serviva anche per andare nell’orto a cogliere la verdura per fare il minestrone”

 

UL SCUSAR DE LA NONA (parte seconda)

Quant finiva la stagiun ul scusar de la nona al ghe serviva per catà sü i per ch’ eren crudà giü da la pianta.

Quando finiva la stagione il grembiule della nonna serviva per raccogliere le pere che erano cadute dalla pianta

Cume sügeriss la Gabriela “el serviva anca per sugà’ i lacrim quand la ghe pensava ai bagai in guera!!”

Come suggerisce Gabriella “ serviva anche per asciugare le lacrime quando pensava ai ragazzi andati alla guerra”.

Quant al faseva fret la nona la ghe avulgeva i man.

Quando faceva freddo la nonna vi avvolgeva le mani

Cul scusar la prutegeva i bagaiett timid quant ‘rivava un quaivün che cunuseven no, e la nona al ghe surideva per fai scüsa.

Col grembiule proteggeva i bambini timidi quando arrivava qualcuno che non conoscevano: lei gli sorrideva perché li scusasse.

Le serviva anche per mettere a raffreddare sul davanzale la torta di mele appena tolta dal forno.

Ida ricorda: ” Anca la mia nona la portava ul scusa’ e l’ha ma suga’tanti vult i lacrim perche’ quand me fasevi ma curevi de le a fas cunsula’. Ciao nonna proteggimi ancora”.

Anche mia nonna potava il grembiule e mi ha asciugato tante volte le lacrime, perché quando mi facevo male correvo da lei per farmi consolare

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