FARSI LA CANNA COSTA CARO

FARSI LA CANNA COSTA CARO

La scienza medica documenta le controindicazioni

La politica si interroga sull'opportunità di liberalizzare le droghe leggere. Il parere degli esperti di San Patrignano.

FARSI LA CANNA COSTA CARO
BRIANZAWEB – Mentre a livello politico oltre 100 deputati si stanno impegnando per legalizzare le cosiddette “droghe leggere” è forse il caso di fare il punto della situazione riportando i dati emersi dalla nota Comunità di San Patrignano, che da anni si occupa del recupero di tossicodipendenti.

Maria; erba; Hash; grass; shit; hemp; bhan; weed; Mary Jane; tea; Acapulco gold; pot; joint sticks; charas; ganja; kif…questi sono alcuni dei nomi più accattivanti con cui vengono denominati in varie parti del mondo i derivati della Cannabis, primi tra tutti l’hashish, la Marijuana, l’olio di hashish che costituiscono le più diffuse droghe leggere illegali: i “Cannabinoidi” ovvero le sostanze psicoattive che si ottengono dalla Cannabis sativa o, meglio, dalle infiorescenze femminili di tale pianta.

Il termine comprende circa 60 componenti attivi fra cui i più importanti sono: il tetraidrocannabinolo più conosciuto come THC,  il cannabidiolo (CBD) e il cannabinolo (CBN).

FA MALE, MA QUANTO?

Ed è proprio il THC su cui è necessario concentrare la nostra attenzione.Lo stato indotto dalla cannabis varia notevolmente a seconda della personalità dell’assuntore, al suo stato psicologico, alle condizioni esterne, al modo d’uso, ma anche alla quantità di THC assunto.

A causa di tale variabilità la cannabis può provocare differenti effetti anche sullo stesso individuo e pertanto lo stato fisico/emozionale indotto nel singolo consumatore non è mai prevedibile.

FARSI LE CANNE CAUSA
FAME DI CIBI CALORICI

Quando la droga è fumata, generalmente con tabacco in forma di sigarette rollate a mano (“joint”) o in pipe speciali (“chillums”) il livello di THC nel sangue raggiunge il suo picco nel giro di 15-20 minuti.
Il massimo “high” si ottiene in circa 15-30 minuti.
Successivamente il periodo di euforia decresce lentamente per un periodo di 3-4 ore, nonostante il livello di THC diminuisca molto più rapidamente.
Generalmente, alla cessazione dell’effetto interviene un grande desiderio di assunzione di cibo altamente calorico.

ECCO COSA ACCADE
AL NOSTRO CORPO

Una volta assorbito, il THC si distribuisce ai vari organi dell’organismo, specialmente a quelli che hanno concentrazioni significative di grassi.
Perciò, il THC penetra rapidamente nell’encefalo; la barriera emato-encefalica, a quanto pare, non ostacola il suo passaggio.
A causa della sua capacità di sciogliersi nei grassi, il THC si accumula nell’organismo e la sua presenza può essere rintracciata anche a mesi di distanza dall’ultima assunzione.

IL CERVELLO E IL CORPO
SI INTOSSICANO PER ORE

La massima densità di tali recettori è stata descritta nei gangli della base e nel cervelletto (responsabile della capacità di orientamento spazio-temporale dell’individuo), ma anche se in misura minore se ne trovano tracce anche nel tronco encefalico, nei nuclei talamici, nell’ipotalamo e nel corpo calloso e in altre strutture cerebrali.
Dopo il periodo iniziale di intossicazione, i livelli di THC diminuiscono rapidamente in circa 1 ora ad un livello basso, a causa dell’elevata solubilità del THC nei grassi dell’organismo, che persiste per giorni. Il metabolismo del THC è abbastanza lento; generalmente si considera un’emivita di eliminazione di circa 30 giorni, sebbene alcune fonti indichino un periodo più ridotto (circa 4 giorni).

IL THC RESTA NEL NOSTRO ORGANISMO
PER NUMEROSI GIORNI O SETTIMANE

Il THC, quindi, persiste nell’organismo per svariati giorni o addirittura per settimane. Questa eliminazione lenta tende ad intensificare l’effetto dei cannabinoidi successivamente fumati e perciò può, parzialmente, spiegare perché coloro che fanno uso regolare di marijuana raggiungono lo stato di ebbrezza più rapidamente, più facilmente e con un quantitativo della sostanza inferiore rispetto a coloro che ne fanno un uso intermittente.
E’ pur vero che la cannabis ha una tossicità “diretta” molto bassa e che non vi sono chiari casi documentati di morte per cannabis nell’uomo.
Sono tuttavia documentati moltissimi incidenti (stradali, sul lavoro, etc.) mortali connessi all’abuso di cannabinoidi.

PERICOLOSI EFFETTI
COLLATERALI CHE…

Alla moderata euforia e al senso di “pace” che sono gli effetti principali di tali sostanze, si associano infatti anche spiacevoli effetti collaterali come sonnolenza, mancanza d’ascolto, modificazioni nella percezione spazio-temporale, agitazione, irritazione, congiuntivite, midriasi (pupille dilatate).
Oltre che documentati effetti cardiovascolari quali tachicardia e variazioni della pressione sanguigna.

Detto questo risulta evidente che l’abuso di Cannabis non sia così innocuo come si è sempre creduto: nell’assunzione conduce ad una dipendenza psicologica accompagnata dal rischio di un “cambio” di personalità, di perdita di contatto con la realtà e di auto negazione.

GLI STUDI CONFERMANO
DANNI AL CROMOSOMA

Se si consultano poi diversi studi americani ed europei sono vari i pericoli a cui il consumatore andrebbe incontro tra cui un danno cromosomico, un disturbo del bilancio ormonale (connesso a possibilità di impotenza, sterilità temporanea e sviluppo di seno nell’uomo) e del metabolismo ormonale, danni ai polmoni e alle vie respiratorie.
Senza contare la possibilità di danni cerebrali a lungo termine in quanto tracce di THC rimangono a lungo in quest’organo.

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